lunedì 18 febbraio 2013

Francesco Sforza - A.Cornazano


Nella Novella ditta la Ducale, pubblicata nei Proverbi di Messer Antonio Cornazano in Facetie, l'autore narra di un tentativo della moglie di Francesco Sforza di mitigare l'eccessiva focosità del duca in campo amoroso, attraverso l'intervento di due ambasciatori fiorentini allora ospiti a Milano; il marito la tradiva infatti fin troppo spudoratamente, e si trattava di convincerlo ad assumere un comportamento più adeguato al suo status di duca. Così dunque gli aveva detto l'ambasciatore Angelo Azaioli:


"Credo eccellente Signore, che voi più fiate habbiate udito dire, che amore e maestà non si conviene, ne queste due signorie si comportano, o vero dimorano insieme in una sede, peroche al principale conviene havere pensieri alti et eccelsi, per governo dello stato, et degli popoli, ne quali mai non è di che da dire e da fare assai non occorra. Ad amare bisogna havere uno cervello tutto contrario, molli e lascivi pensieri dentro dell'animo, subiettione ad un vile animale, et imperfetto, cioè alla femina, dilettatione di molte cose vane, e di pocp preggio, come è danzare, sonare, vedere feste et udire dolci canti; le quali cose da signorile gravità sono molto aliene, se non fatte per honorare i tempi et le conditioni delle gran corti...."

Al che lo Sforza aveva risposto rivolgendosi agli ambasciatori con parole ironiche e sprezzanti:

Et voi et gli altri potenti per cui le guerre mie si agitavano, nelle murate terre vostre ben sicuri, in feste et in sollazzo dispensati il tempo, a fonti et a giardini con
 belle donne, spargendo acqua con mano ne' chiari visi, quando i soldati miei spargeano il sangue; arpe e liuti chiamavano voi al ballo, quando la tromba noi chiamava e l'arme: al suon del tin tin tin voi entravi in danza, noi col tan ta ra ra fora a far carne;  le zazare voi pettinavate alle fresche ombre, noi sotto l'elmo al sole ardente con scaramusare di lanze, et menare spade, sonando in fino al cielo de tich tach, con gran pericolo della vita e gran sudore tentavamo degli hosti havere vittoria..."

Tratto da Proverbi di Messer Antonio Cornazano in Facetie. Parigi, P.Didot il magg. 1812 pag. 104
Testo fornito da Luigi Battarra alias Il Libraio del Malatesta




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